26ª tappa, Ollantaytambo-Cusco 65 km

Siamo arrivati ad Ollantaytambo alle 23:00. Abbiamo deciso di non fermarci un giorno in più ma di partire l’indomani mattina per la nostra ultima tappa in bici del viaggio. Obiettivo:Cusco.

Gambe stanche, polpacci doloranti.

Altro che bicicletta, il trekking è faticosissimo, non siamo abituati.

Quando siamo arrivati in stanza le nostre preoccupazioni erano due:

⁃ c’è l’avremmo fatta, senza riposo, a ripartire subito in bici?

⁃ il nostro amico lucchese Daniel deciso a seguirci??

Vi avevo accennato che Daniel, l’amico lucchese conosciuto nella salita verso il Gigante, preso dall’entusiasmo aveva deciso di seguirci. Un idolo.

Praticamente in poche ore ha cambiato i suoi programmi, ha lasciato Aguas Calientes a piedi, dopo 10ore tra scalate e discese ha ripercorso i binari della ferrovia correndo verso la Centrale Idroelettrica, altre 2ore. Raggiunta la centrale ha preso un taxi fino a Santa Teresa e poi un altro fino ad Ollantaytambo per poi raggiungerci, con nostra grande sorpresa, nello stesso ostello.

Siamo rimasti senza parole! A quel punto l’unica cosa da fare era rimediare una bicicletta per lui. Eravamo ad Ollantaytambo, non proprio una metropoli.

Abbiamo cercato nelle agenzie turistiche , chiesto a chiunque ed inventato storie pietose per provare a convincere chiunque avesse delle biciclette a prestarcene una, pagando ovviamente, tutti sforzi inutili.

Non ci siamo scoraggiati e, vista la convinzione di Daniel, abbiamo pensato ad un piano B.

Io e Filippo abbiamo iniziato la tappa, dopo 15 km avremmo trovato il bivio per Cusco, Daniel avrebbe dovuto prendere un taxi, andare ad Urubamba, 5km più lontana dal bivio, trovare la bici e raggiungerci al bivio. FOLLIA

Sembravamo a giochi senza frontiere, mancava qualche gonfiabile da dover saltare oppure da aggirare e la musica come sottofondo. Probabilmente anche lo speaker con accento francese non sarebbe stato male.

Comunque, il problema non era che Daniel avrebbe dovuto prendere un taxi ma, più che altro, trovare una bici ad Urubamba, altra cittadina minuscola.

Credo che il nostro piano B fosse quotato 1 a 10 alla SNAI.

Invece, contro ogni aspettativa, io e Filippo siamo arrivati al bivio e dopo una quindicina di minuti Daniel è arrivato al famoso bivio con una sorta di mountain bike, non ci credevamo.

La provenienza della bici è abbastanza assurda, Daniel dice di aver perso la pazienza quando l’ennesimo personaggio ha prima garantito di dargli una bicicletta e poi negato subito dopo. La svolta è stato un certo Signor Franco, un carrozziere credo, che ha indicato a Daniel un mucchio di bici ammassate da cui poterne scegliere una. Daniel ha lasciato un documento come garanzia, credo, ha pagato l’affitto della bici, è salito in sella con la promessa di riportargliela in serata ed è partito. Daniel indossava i jeans, scarpe ovviamente senza attacchi, una bicicletta anni ‘90 ed uno zaino sulle spalle. Ripeto..FOLLIA.

Per la nostra ultima tappa, presi dall’esperienza estasiante del Machupicchu e dall’arrivo del nuovo ciclista in squadra abbiamo tralasciato lo studio della tappa 👍🏻👍🏻, dettaglio non da poco, siamo partiti in ritardo e ci siamo trovati nelle beghe con una strada sterrata terribile, possiamo affermare che sia stata una delle tappe più ardue di tutto il viaggio. Ma, comunque, ce la siamo goduta ai massimi cercando di incamerare più immagini possibili nella nostra memoria..la nostra ultima tappa…

dopo pochi chilometri dal bivio siamo entrati nelle Saline di Maras, famose per la loro posizione impressionante. Pensavamo che si trovassero sulla strada principale, peccato che quella passasse da tutt’altra parte. La strada in cui ci siamo ritrovati era interna alle saline e le affrontava passando dal basso. Ci hanno lasciato passare e questo ci ha dato la tranquillità di poter pedalare su una strada “normale”, la realtà è stata ben diversa. Un sentiero sterrato, roccioso, con una pendenza del 20% dedicato a chi desidera fare trekking, non certo alle biciclette. Chissà se non ci hanno fermato, all’entrata in cui abbiamo pagato il biglietto, pensando che si lasciassero in fondo alla scarpinata oppure se hanno pensato che fosse normale o, ancora, se hanno semplicemente fatto finta di niente. Fatto sta che a quel punto, davanti al sentiero, potevamo soltanto andare avanti e nonostante la mia riluttanza (mi ero illusa di avere un’ultima tappa liscia come l’olio, pochi km e poca pendenza) abbiamo iniziato la scalata. Vi dico soltanto che ho durato una fatica disumana portando la bici scarica di Daniel, che si è caricato della mia, non oso pensare alla fatica durata da Filippo che ha la bicicletta ancora più pesa. Fatica come sempre, ovviamente, ripagata dal panorama, ma particolarmente sfiancante, forse anche per le gambe che ancora tremavano dopo la camminata per il Machupicchu.

Le saline di Maras sono spettacolari ed è impressionante come abbiano fatto a costruirle su pareti così scoscese. Spero che le foto possano rendere un pò l’idea.

Arrivati in cima, dove tutti entravano da comuni mortali, fieri e soddisfatti dell’impresa, abbiamo cercato di capire come arrivare a Maras città che, in linea d’aria, credevamo molto più vicina (altro calcolo errato) mentre non lo era affatto.

Mi spiego meglio, il Garmin vedeva una strada alternativa alla principale che prevedeva solo 3 km circa mentre la strada principale prevedeva 8 km che non sapevamo se fossero di salita oppure no.

La squadra si è divisa, o meglio, Filippo optava per la breve ed io per la lunga. Penserete che fossi impazzita ma, ho omesso, c’era un piccolo particolare ovvero la strada alternativa era quasi impercettibile, sterrata, rocciosa e ritta come non mai, in una pendenza che credo mi avrebbe stroncata dopo due metri.

Prendere il bivio con pendenza del 1000% ed arrivare in mezz’ora, spingendo 50kg di bicicletta ed imprecando ad ogni passo e ad ogni fitta alla schiena oppure seguire la strada principale che, pur essendo un’incognita, era asfaltata e sicuramente avrebbe offerto un paesaggio meraviglioso?

Forse si evince quale sia stata la mia visione della situazione e sicuramente sapete già quale fosse quella di Filippo, forse anche di Daniel. Beh, comunque sta volta ho avuto la meglio, per modo di dire.

Non so bene come sia stato possibile, forse gli ho fatto pena?

Forse sapevano che la mia bici sarebbe rimasta piantata più e più volte?

Credo mi abbiano infamato ripetutamente ed interiormente, per aver allungato il percorso che si è rivelato difficilissimo. Una salita lunghissima ma..posso dire con fervore bellissima, verdi pascoli e montagne innevate come sfondo. Arrivati a Maras eravamo cotti e, controllando la mappa, abbiamo capito che l’ultima tappa avrebbe continuato a metterci alla prova con pendenze da capogiro. Siamo tornati a 3.800 m.s.l.m., così come se niente fosse. Abbiamo durato una fatica immensa e non ci capacitiamo di come abbia fatto Daniel, con quella bicicletta, in quella situazione improvvisata, ha dato il massimo. Era distrutto, visibilmente provato, ma sempre più determinato.

Villaggi rurali, paesaggi incredibili, picchi innevati e laghi circondati da campi coltivati a patate e mais. Donne con abiti tradizionali e cappelli distintivi delle varie etnie. Zone così remote eppure così vicine a Cusco. Tutto spettacolare.

Una tappa dura ma degna di essere l’ultima del nostro viaggio.

Quando abbiamo lasciato la strada sterrata e ci siamo immessi su una strada asfaltata ci siamo illusi di avercela quasi fatta, non mancava tanto, ci siamo goduti una discesa spettacolare di circa 15 km dopo 30 di pura salita. Ci siamo gasati e goduti il momento sfrecciando a più non posso in una vallata bellissima. Il sole ha iniziato ad abbassarsi e dopo l’entusiasmo iniziale ci siamo resi conto che ancora mancava tanto e che saremmo arrivati con il buio.

La strada ha passato la vallata e ci siamo ritrovati davanti ad un altro monte che, sbagliando, pensavamo meno arduo. Gambe in stallo ma mente lucida, non ci siamo dati per vinti.

Siamo passati davanti ad un terminal e Daniel, a malincuore, ha preso la saggissima decisone di salire su un bus che lo riportasse ad Urubamba per riportare la bici, ha beccato l’ultimo. Non ce l’avrebbe fatta ad arrivare a Cusco, cercare il bus, riportare la bici e tornare a Cusco. Non ha avuto scelta e, a dirla tutta, ha avuto fortuna di aver trovato un bus lungo la strada prima di entrare in città.

Ci è dispiaciuto ma è andata benissimo così. Bravissimo. Daniel ha fatto qualcosa di incredibile. Speriamo che quest’avventura gli abbia lasciato un bel ricordo che, oltre la fatica, sia riuscito a riempire gli occhi ed il cuore con qualcosa di diverso dall’ordinario così come facciamo noi e di avergli regalato qualcosa di bello da ricordare.

Ci siamo salutati proponendogli una cena all’italiana l’indomani a Cusco, portata a termine l’impresa, e con tanta forza di volontà, io e Filippo ci siamo rimessi in cammino anzi in sella.

Una salita infinita, il buio è calato all’improvviso e c’erano cani che sembravano cavalli che sbucavano da ogni lato costringendoci a fermarci. Cusco era dietro uno scollino che sembrava la Consuma o, forse, eravamo davvero stanchi.

Arrivati in cima Cusco si è mostrata sotto di noi in tutto il suo splendore, una distesa di luci scintillanti. Strade strette un pò asfaltate ed un pò ricoperte di pietre tonde e sporgenti. Abbiamo iniziato la ricerca dell’appartamento in cui passeremo le ultime notti in Perù. Abbiamo trovato un’offerta pazzesca, meglio degli ostelli, l’abbiamo presa al volo e con gioia ci godremo il soggiorno casereccio in questa cittadina magica.

Non eravamo mai arrivati a buio in una città, in nessuno dei nostri viaggi e devo dire che non è stato niente male. Tutte queste dicerie e stereotipi sulla pericolosità del Perù, beh io credo che siano da rivedere signori.

La nostra ultima tappa. Sembrava così lontana..invece..

Arrivati alla casa, un bel quartierino, vicino ad un mercato, un panorama bellissimo..un centinaio di scalini per raggiungere la porta!! Fortuna che i proprietari erano in 3, abbiamo smontato la bici e portato pezzo per pezzo tutto in casa. Degno finale 😂

Raramente siamo arrivati così stanchi ed abbiamo realizzato la fine del nostro “giretto” in bici soltanto la mattina dopo. Quando ci siamo svegliati con i muscoli rattrappiti abbiamo realizzato.

Per la prima volta siamo arrivati alla fine senza alcuna voglia di posare le biciclette, la curiosità di andare avanti e sopratutto la voglia sarebbe ancora tanta, incredibile. Questo viaggio è stato il più faticoso, Più dell’Africa e dei 7.000 km nel SudEst asiatico.

Il deserto, la mancanza di acqua, la salita perenne e continua che ci ha portato fino a vette altissime, il freddo, il caldo, l’umidità eppure..nonostante la difficoltà questo viaggio ci ha dato qualcosa di diverso dagli altri. Non sappiamo ancora definire cosa sia effettivamente questo qualcosa in più, può darsi dipenda dal paesaggio, dalle persone o forse, più semplicemente, da noi due. Quello che siamo e quello che siamo diventati con le nostre avventure.

Questo viaggiare fa parte di noi come individui Singoli e ancor di più come unica cosa.

Non finisce qui..

Claudia e Filippo

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