Il MACHU PICCHU

Scrivere,oggi, non è facile.

Devo riuscire in poche righe a riassumere ed allo stesso tempo esprimere una miriade di emozioni sensazionali, nuove e probabilmente uniche, che non avevamo mai provato.

Per mesi abbiamo cercato informazioni su come arrivare al gigante Machupicchu.

Per mesi abbiamo letto blog, chiesto ad amici che ci erano gia stati e guardato video documentari.

Abbiamo cercato di affrontare la nostra escursione peruviana per eccellenza nel modo più emozionante che potesse esistere.

Credo che alla fine il risultato sia stato più che perfetto, per noi.

Vi spiego in poche righe come funziona, perché non ci sono troppe opzioni per visitare Machupicchu e, sopratutto, non è così automatico capire come muoversi.

Per comodità, per pigrizia direi, nominerò Machupicchu il Gigante.

Sotto al Gigante, incastonata tra i monti rocciosi, si trova Aguas Calientes, cittadina costruita ad hoc per i visitatori del Gigante. Bruttuccia. Costruzioni costruite senza alcun tipo di gusto estetico, sulla sponda del fiume Urubamba, attaccata alle rocce, costituita da Ostelli e ristoranti su misura per i turisti, non troppo grande.

La prima parte dell’avventura è arrivare ad Aguas Calientes perchè non ci sono strade. La cittadina è immersa nella foresta e l’unico mezzo che ci arriva è il treno.

Il treno arriva da due direzioni: Cusco oppure, dall’altro lato, dalla Centrale Idroelettrica.

Il treno è molto affascinante, sembra uscito dagli anni 50, rifinito in legno e con le carrozze in prima classe corredate da abat-jour sui tavolini, camerieri che servono caffe e cioccolatini, il suo costo lo è un pò meno ed oscilla, a seconda dell’orario, intorno ai 90 dollari per persona a tratta.

Esiste anche il treno per i nazionali, che si affolla di peruviani nelle ore di chiusura dei negozi per uscire dalla foresta e raggiungere casa, il costo è di pochi euro per loro e non si può sgarrare, all’entrata chiedono la carta d’identità.

Se il treno è troppo caro l’opzione alternativa è arrivare a piedi dalla centrale idroelettrica camminando lungo le rotaie del treno. Questa opzione non è la più quotata ma l’unica per non prendere il treno. Probabilmente all’inizio non si poteva, per problemi di sicurezza, dopo qualche anno è diventata ufficiale, tanto che lungo la strada si trovano piccoli punti ristoro. In mezzo alla foresta.

A questo punto quindi bisogna arrivare alla centrale idroelettrica.

Chiaramente sapete già quale opzione abbiamo scelto.

Perciò, ricapitolando, noi siamo partiti da Ollantaytambo in mattinata.

Nella piazza principale abbiamo agganciato un peruviano con una jeep 4×4 ed insieme ad altri due francesi ci siamo fatti portare alla centrale idroelettrica.

Chiaramente c’erano anche altri bus che andavano ma non partivano fino al riempimento che, per le tempistiche peruviane, potevano aspettare all’infinito.

Loro riassumono tutte le tempistiche con una parola: “haorita”

Questa parola può spaziare dall’immediato all’infinito, quando sentite questa parola rassegnatevi, se poi aggiungono ad haorita il “nos vamos”.. è la fine.

Siamo partiti con Roy ed i francesi, ci abbiamo messo 4 ore.

La strada era disastrata ovunque, acqua che scendeva dai monti con una forza mostruosa e portava massi enormi con se. Roy non era proprio un’autista ed i suoi tentativi di guida sportiva non erano proprio il massimo ma ci ha fatto arrivare velocemente, i bus ci mettono 8 ore.

La strada è stata spettacolare, un continuo saliscendi, siamo passati da un picco di 4.500 m.s.l.m. e per 4 ore ci siamo goduti un panorama che è cambiato totalmente per diventare foresta all’improvviso, strada sterrata a picco su burroni di cui non si vedeva la fine e strade con pendenze da capogiro impressionanti.

Quando siamo arrivati alla centrale idroelettrica abbiamo iniziato la nostra ascesa lungo le rotaie.

La strada è ciottolosa, in salita e non proprio comoda per camminare però, lasciata la confusione della stazione, dopo pochi metri, ci si ritrova soli nella foresta amazzonica e l’atmosfera è avvolgente.

Sono 10 km con 800 metri di dislivello. Non poco. Ci abbiamo messo 2 ore e mezzo circa, camminando svelto.

Abbiamo dovuto vestirci da palombaro anche qui, la pioggia è una costante.

Sole, pioggia,sole e pioggia si alternano continuamente e devo dire che questo rende tutto ancora più affascinante. L’odore della foresta dopo la pioggia è incredibile, il rumore delle gocce sulle foglie dei banani, l’odore dei fiori tropicali ed il cinguettio delle miriadi di pennuti, il tutto accompagnato dal ruggito del fiume Urubamba che ci accompagna con una portata d’acqua impressionante ed un suono fortissimo che rimbomba in tutta la vallata per chilometri e chilometri.

L’umidità è alta ma appena spunta il sole ti senti avvolto da un tepore davvero piacevole.

Appena arrivati ad Aguas Calientes abbiamo cercato un posto per dormire ed abbiamo cercato i biglietti per il Gigante, tutti ci avevano detto di prenotare con mesi di anticipo ma, ci conoscete, siamo arrivati senza nessuna prenotazione.

Abbiamo pensato che, essendo bassa stagione, non avremmo avuto difficoltà e così è stato. Abbiamo preso il ticket per Gigante e per Wainapicchu, la vetta che si innalza al fianco del Gigante da cui si ha una vista spettacolare.

Il costo di tutto ciò è stato di 50 euro a testa. (Se in futuro andrete in alta stagione, prenotate in anticipo, probabilmente nei pacchetti da Cusco costa di più, non lo so, abbiamo avuto fortuna. Per entrare al Gigante ci sono due turni al giorno di 2.500 posti, per il WainaPicchu solo 400 posti). Ci sono due orari di entrata la mattina, il nostro era quello tra le 7:00 e le 8:00.

Per raggiungere il Gigante a questo punto ci sono due opzioni:

1 in bus, che parte dalle 4 della mattina e ti lascia all’entrata

2 a piedi da Aguas Calientes, sentiero a scale, circa 3 km con 500 metri di dislivello dentro la foresta

……..

……..

Che ve lo dico a fare?? Sapete già quale sia stata la nostra opzione.

Sveglia alle 5.

Colazione in camera fai da te.

Ci siamo incamminati con il buio affievolito dall’inizio dell’alba che però restava coperta dagli enormi nuvoloni bassi che avvolgevano le montagne intorno a noi.

Era uno spettacolo della natura che che non dimenticheremo mai.

Zaino leggero in spalla, abbiamo iniziato la nostra ascesa verso il Gigante.

Scalini su scalini, scivolosi per la pioggia. Umidità del 100%.

Penserete: follia.

Un pochino sì. Non abbiamo mai pensato di essere troppo normali nelle nostre scelte.

Ma..lo rifarei subito, immediatamente.

Siamo saliti e saliti, non finiva mai. Ci abbiamo messo un’ora e mezzo.

Man mano che salivamo vedevamo le nubi avvolte alle cime verdi tutte intorno a noi, sembrava di essere in un altro mondo. Sopra le nuvole il cielo lascia senza parole.

Nella nostra ascesa abbiamo conosciuto Daniele, un simpatico lucchese in viaggio da solo e tra una chiacchiera e l’altra abbiamo deciso che la giornata l’avremmo condivisa anche con lui.

Quando siamo arrivati all’entrata eravamo già stanchi ed era buffo vedere le persone che scendevano dai bus..stanchi! In effetti il bus stanca..tutte quelle curve..l’altitudine. Noi grondanti di sudore. Buffo.

Entrati dentro avevamo mezz’ora per raggiungere l’entrata di Wainapicchu.

Mi spiego meglio.

Ci sono tre monti: l’altissima Montagna di Machupicchu, Machupicchu fortificata (quella che tutti abbiamo sempre in mente) e la vetta di Wainapicchu. Tre vette.

Siamo andati spediti verso Wainapicchu ed abbiamo iniziato a salire di nuovo.

Il percorso è ripidissimo, pietre che si snodano verticalmente per raggiungere la vetta. In alcuni punti ci sono delle corde di acciaio che ti permettono di tirati su, non è un cammino facile, non è fattibile per tutti e bisogna stare molto attenti. Per chi soffre di vertigini è una vera scommessa.

Alcuni punti sono stati allargati ma seguono l’antico cammino inca. Sì perché in cima a Wainapicchu gli Inca avevano costruito un’altro “forte”, ancora più su del Gigante.

Per arrampicarci in cima ci abbiamo messo un’ora, 1 km verticale di 250 metri di dislivello. Infinito. Anzi, verso l’infinito e oltre 😄 (citazione non da poco).

Quando siamo arrivati ai primi terrazzamenti ed abbiamo capito di dover salire ancora più su non ci credevamo. I polpacci ci tremavano. Ma come facevano a stare lassù è una cosa che quando la vedi non te ne capaciti.

Il nome Wayna Picchu significa “giovane vetta”, ci sono costruzioni ed il famoso tempio della Luna.

Attraverso terrazzamenti ripidi e scalini verticali si arriva in cima, su delle rocce, dove si accumulano le persone per ammirare il Gigante.

Pazzesco.

Siamo altissimi e sotto di noi nuvole bianche avvolgono la foresta, senza parole.

Tutti senza parole.

Tutti in attesa che il sole spinga via le nuvole e ci permetta di ammirare le costruzioni di Machupicchu dall’alto.

L’attesa non è stata troppa e la vista di Machupicchu sotto di noi è stata incredibile.

Le nubi si sono diradate e ci hanno regalato uno spettacolo indimenticabile. Magico.

Non ci sono parole che possano rendere l’idea se non MAGNETICO.

Gli occhi e la mente vengono rapiti da ogni singolo centimetro che si presenta davanti a noi. Rapiti da un paesaggio mistico che unisce la bellezza naturalistica al mistero degli Inca e alla loro capacità di sopravvivenza in una condizione estrema.

La storia di questo luogo è incredibile. Uno dei pochi luoghi in cui i conquistadores spagnoli non sono mai arrivati. Lontano da tutto e da tutti. Non sappiamo esattamente quale fosse lo scopo di questa roccaforte, luogo religioso, villaggio o rifugio dell’imperatore inca e dei nobili al seguito. Tutto resta avvolto nel mistero.

Nell’800 una coppia di avventurieri tedeschi lo ha saccheggiato, scoprendolo per caso, senza divulgare la notizia della sua presenza. Soltanto nel 1911 lo storico americano Hiram Bingham lo ha scoperto con l’aiuto di alcuni indigeni che, per pochi soles, lo hanno accompagnato. A quel tempo il sito risultava completamente ricoperto da una fitta vegetazione perciò lo storico si offrì di ripulirlo in cambio degli oggetti ritrovati, tutti portati in America, tra cui mummie, utensili e oggetti vari.

Lo storico americano non ha capito subito di che posto si trattasse, pensava infatti di aver trovato Vilcabamba, ultima roccaforte degli Inca di cui era alla ricerca da molto tempo, ci sono voluti molti anni prima che altri studiosi spagnoli e sud americani restituissero al posto la sua vera identità.

Se bene non si sappia esattamente cosa rappresentasse di sicuro aveva un ruolo difensivo ma, sopratutto, cerimoniale. Probabilmente questo aspetto lo rende ancora più accattivante, l’alone di mistero legato alle grandi capacità astronomiche degli Inca. Vasche cerimoniali, il Tempio del Sole, la Piazza Sacra, il Tempio delle tre finestre, la pietra Intihuatana con cui calcolavano i solstizi insomma tutto parla della magia Inca e vedendolo dalla vetta di Wainapicchu o camminando tra le rovine la magia si respira e si vive pienamente.

Scesi dalla vetta, con un’altra ora di cammino, ci siamo divertiti con una guida locale peruviana, Daniela. Rinominata da noi: la donna dalla memoria a breve termine.

Non sappiamo se il suo ripetere le cose servisse per farcele restare impresse o se fosse una reale dimenticanza ma, di sicuro, ci ricorderemo a vita che:

⁃ Machupicchu è un monte di pietre

⁃ I terrazzamenti sono iniziati dal basso verso l’alto

⁃ Le stagioni sono due “seca” e “agua”

Daniela era simpaticissima e ci ha guidato per due ore intorno alle rovine dando un senso a tutto quello che per noi ignoranti era solo un insieme di interessanti costruzioni antiche. Daniela è stata la svolta ed apparte alcuni punti fissi, che ripeteva perchè ci fossero ben chiari, con il senno di poi, ci ha ricordato tanto Mimmo.

Ricordate la scena di Benigni delle banane?

Quando Benigni tenta di rubare la banana..”Mimmo, a Palermo non toccare le banane!!”

Ecco, quando siete con la Daniela non prendete iniziative, non fate foto a caso!

Daniela indica con fervore e con autorità dove fare e dove non fare le foto, dove sedere e dove non sedere per ascoltarla e sopratutto quando sedere..guai a non assecondarla! 😊

Divertente. Interessante e divertente.

Dopo ore di salite, gradoni e visita guidata, ci siamo accorti che siamo stati dentro al sito dalle 6 di mattina alle 16 del pomeriggio!

Ormai accompagnati dal fedele amico lucchese, Daniel, ci siamo incamminati per rientrare ad Aguas Calientes.

Il nostro contapassi a fine giornata segnava: 211 piani, 20 km e circa 750 metri di dislivello. Eravamo stanchi. Il cuore pieno, gli occhi riempiti di magia ma polpacci e quadricipiti del tutto distrutti.

Arrivati ad Aguas Calientes dovevamo rientrare ad Ollantaytambo e, con grande fortuna, abbiamo trovato un’offerta speciale del treno, impossibile tornare a piedi verso la centrale idroelettrica, 2 ore di cammino al semibuio, con il rischio di non trovare auto per tornare ad Ollantaytambo. L’offerta ci ha permesso di prendere il treno con 40 euro a testa e l’abbiamo presa al volo.

Il nostro amico Daniel sarebbe dovuto tornare a Cusco..invece..l’idolo lucchese preso dall’entusiasmo, ha deciso di stravolgere i suoi piani.

Non ci credevamo, pensavamo fosse una di quelle cose dette tanto per dire.

È partito correndo verso la centrale idroelettrica convinto di raggiungerci ad Ollantaytambo, trovare una bicicletta e rientrare a Cusco accompagnandoci nella nostra ultima tappa. Non vi parlo di questa faccenda adesso, ho già scritto troppo, per ora lascio la cosa in sospeso anche perché merita un articolo a parte.

Siamo rientrati ad Ollantaytambo alle 23:00. Distrutti. Soddisfatti. Ma così tanto soddisfatti. Pensavamo che, come spesso ci è accaduto, il posto invaso dai turisti ci deludesse ma Machupicchu no. Ci ha stregati. Ci ha rapiti. Noi, iperattivi convulsivi siamo rimasti a ore in contemplazione di un luogo che riempie gli occhi e lo spirito.

Ed è così che vi do la buonanotte…con il rumore della selva amazzonica..il cinguettio di chissà quante specie di volatili..l’eco dell’Urubamba che scende potente tra le rocce nella valle andina..il vento che soffia e che smuove le nubi talmente vicine che sembra di poterle toccare e l’immagine di un villaggio sacro che racchiude chissà quale storia, chissà quali misteri che appare lentamente in tutta la sua grandezza..

Tutti dovrebbero vederlo.

Auguro a tutti voi di poterlo vedere o, chissà, chiudendo gli occhi di riuscire a viverlo anche solo per un attimo.

Buenas noches.

Claudia y Filippo

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