23ª tappa, Sicuani-Cusipata 60 km

Mi son scordata di raccontare una cosa che ci ha colpito tantissimo, apparte la solita fissa per il mercato, gli scribani!

Qui la maggior parte delle persone delle generazioni più vecchie, che vivono lontane dai centri cittadini, non sono alfabetizzate o, meglio, parlano la lingua indigena ed un pò di spagnolo. Inoltre, la maggior parte delle persone non ha un computer ne tantomeno un cellulare per inviare email.

Per questa ragione, al di fuori del comune, ci sono molti tavolini attrezzati con macchine da scrivere con le quali ufficiali del comune trascrivono, sotto dettatura, le informazioni che devono essere messe all’atto da persone che non sanno o non possono scriverle.

Quindi accanto agli scribani si siedono uomini e donne che, con piena fiducia, dettano le proprie informazioni, riguardo ai propri affari, da dover depositare in un secondo momento all’interno degli uffici del retrostante comune, lettere, verbali, denunce e quant’altro debba essere messo per scritto.

Non lo avevamo mai visto.

È stato un tuffo nel passato che ci è sembrato così vicino.

Lasciata questa cittadina ci siamo avviati verso Cusipata, sempre più vicini a Pisac (nostro prossimo obiettivo).

La strada è in discesa ma con continui sali scendi ma questo non è un dato rilevante. Il dato rilevante è che ogni metro vale la fatica.

Io non so più che parole usare, magnifico, strepitoso, affascinante, magnetico posso inventarmi la parola “acchiappante” non lo so!

È indescrivibile la sensazione che si prova difronte a questo panorama.

Il cielo è terso e la sensazione è quella di fuggire, più rapido possibile dai tuoni e le saette che abbiamo alle spalle che si muovono più velocemente di noi, eppure, nel grigiore freddo non possiamo non restare ammutoliti (chi mi conosce sa che farmi stare zitta non è facile), in silenzio a bocca aperta davanti a colori e circondati da un silenzio naturale che accompagna il nostro scorrere in maniera magica.

Ci siamo fermati varie volte a fare foto in silenzio, contemplando il tutto.

Quando poi, le nuvole ci hanno raggiunto e per evitare la pioggia ci siamo rifugiati nel primo simil-bar lungo la strada, dovevate vedere il cielo.

La coperta di nuvole grigio-nere è arrivata da dietro i monti che avevamo a sinistra e si è arrampicata sui monti che avevamo alla nostra destra.

Si è mossa in maniera sinuosa da un lato della vallata all’altro portandosi dietro una quantità di acqua spropositata.

Siamo rimasti fermi due ore, la temperatura si è abbassata improvvisamente e quando siamo ripartiti, con la solita eleganza da palombari, abbiamo continuato a godere di un’atmosfera incredibile.

Arrivati a Cusipata ci siamo fiondati nel primo, forse unico, posto con camere e ristorante. (Vi allego foto)

Il signor Pablo, dolcissimo signore un pochino sordo ma simpaticissimo, ci ha mostrato la camera ed è stato amore a prima vista.

Stanotte proviamo la “suite all’aperto”, si tratta di una camera con vista su giardino, nel caso la porta deve essere lasciata spalancata dato che non ci sono finestre, la porta ha una fessura in alto ma non in basso, particolare importante per la protezione da animali striscianti o roditori zampettanti (questo particolare, su tripadvisor, farebbe valere un cinque stelle a Pablo per l’accortezza) inoltre, con questo vince il premio di ostello dell’anno ha una doccia con acqua calda dall’altro lato del giardino che permette di giovare del trattamento cinese Freddo/Caldo.

Passiamo dai 9 gradi esterni ai 25 dell’acqua calda per poi di nuovo tornare ai 9 esterni e, per coerenza, della nostra suite.

Per i meno attenti a questa tecnica cinese usata per scuotere la circolazione sanguigna, che hanno pensato ci si potesse vestire dentro il vano doccia devo specificare che in Perù non esistono attaccapanni e le docce sono su misura peruviana per cui lo spazio vitale non permette di sgarrare al passaggio freddo/caldo. Mica friggiamo con l’acqua.

Se facciamo le cose le facciamo per bene.

Abbiamo fatto il giro del paese e secondo voi, dove potevamo andare?

Al mercato. Piccolo ma ben dotato di frutta.

Abbiamo comprato un frutto simile al melone che si chiamo “Pepino”, uno che si chiama “Granadila” che è simile al frutto della passione ed un mango maturo alla perfezione che abbiamo finito in pochi secondi.

È molto strano mangiare mango con addosso un maglione di lana a collo alto, di solito si mangia in riva al mare, sotto una palma con un costume floreale addosso e gli occhiali da sole. La vicinanza con l’Amazzonia regala frutti strepitosi.

In questo momento siamo nel ristorante dell’ostello, sono entrati due signori con la zappa ed un cane, parlano una lingua indigena che non capiamo, dall’altro lato Filippo e Pablo, parlano..ognuno nella sua lingua..si capiscono!

Pablo sta spiegando a Filippo la strada di domani, arriveremo a Pisac.

Ridono. Spero stiano dicendo che è ancora per lo più discesa.

O forse mi stanno prendendo in giro perché vado piano in salita, non lo so.

Stanotte in Italia farà freddo, abbiamo avuto notizie del gelo, anche qui non scherziamo.

Ci chiuderemo tipo bacherozzi dentro i nostri sacchi a pelo.

Siamo curiosi di arrivare a Pisac, abbiamo cambiato itinerario, la Valle Sacra non avrà più segreti per noi..per voi..cercheremo di vedere e condividere il più possibile con tutti voi.

Un saluto da Cusipata.

Claudia y Felipe

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