11ª e 12ª tappa: Colchani – Rio Mulatos 80 km / Rio Mulatos – Challapata 100 km

Abbiamo lasciato il Salar per addentrarci nel centro della Bolivia, la strada che abbiamo scelto è quella che attraversa l’Altipiano Centrale, così da non perdere quota e nella speranza di un pò di piana.

Non è stata una cattiva idea, ci siamo lasciati un pò di nubi nere alle spalle e per qualche ora ci siamo goduti un pò di pianura ma sopratutto di verde!

Quanto ci mancava il verde. Abbiamo addirittura avvistato degli alberi.

Il cielo sempre più azzurro e la pianura verdeggiante circondata da monti innevati, bellissimo.

Abbiamo pedalato in mezzo a greggi di Lama enormi e dovuto lottare con i rispettivi cani da guardia degli stessi, tutt’altro che amichevoli.

Abbiamo fatto 80 km in pochissime ore, soddisfazione massima.

Siamo arrivati a Rio Mulatos con molte aspettative, cadute rovinosamente quando abbiamo scoperto trattarsi di una piccola area intorno ad una vecchia ferrovia dismessa, nella zona di moltissime miniere di argento e stagno.

Arrivati abbiamo visto un’insegna gigante con scritto HOTEL.

Non potevamo crederci…facevamo bene.

Siamo entrati ed il simpatico Signor René ci ha mostrato la camera al primo piano ed i bagni nel piazzale interno dell’edificio, la porta dava sulla porta della cucina del ristorante sottostante, gestito dalla figlia e da suo marito.

Per farvi capire, la porta era senza chiave, non si chiudeva del tutto, in stanza due letti ed un materasso in terra. Una finestra che dava sul corridoio con 3 ante, tutte rotte con i vetri attaccati insieme dal nastro adesivo, una aveva anche una toppa con un vetro differente. Il bagno poi..una chicca!

Faceva cosi schifo, ma così schifo..nel lavandino mancava il rubinetto, puzzava così tanto che, senza chiedere, abbiamo optato per il lavatoio del cortile interno, in cui una bambina lavava dei vestiti in acqua marrone, abbiamo usato rigorosamente la nostra borraccia e poi ci siamo fatti la doccia che invece non era male.

Inoltre, in generale, ci sono dinamiche poco chiare.

Per esempio il rapporto con la carta igienica, ne abbiamo di scorta, dobbiamo solo abituarci a non buttarla nello scarico, non è automatico io credo di aver lasciato vari water intasati con la carta alle mie spalle, per noi stranieri posizionano dei secchi accanto al water, per non intasare le tubature, non ce la faccio.

Dopo la notte in “Hotel” abbiamo rivalutato la nostra tenda, sicuramente in alcuni casi molto meglio.

Detto questo, per farvi un esempio di situazione limite, prendiamo sempre tutto con molta filosofia e dopo esserci sistemati abbiamo trovato il lato positivo.

Questo posto per chi viaggia in auto o bus in direzione La Paz,la capitale, non esisterà mai, nessuno ha motivo di fermarsi se non per estremo bisogno o per emergenza (spero non “bagnistica” 😜) . In macchina si coprono distanze enormi in maniera facile e rapida ma in bici purtroppo o per fortuna no.

Dico per fortuna perché sì, abbiamo dormito in una topaia, ma abbiamo conosciuto un sacco di persone e vissuto momenti che non dimenticheremo mai. Abbiamo fatto aperitivo con formaggio fresco venduto da alcune simpatiche signore ingonnellate sedute sul ciglio della strada e pane croccante, venduto da altre signore sedute all’angolo di fronte, abbiamo chiaccherato con uno degli anziani del villaggio che si è seduto con noi a bere birra, vestito di tutto punto come un teenager con 4 denti e la pelle talmente bruciata che non sembrava boliviano ma africano e, sopratutto, che continuava a parlarci in lingua Quechua e pretendeva che noi si capisse. Voleva portarci in miniera, voleva andare a piedi, 3 ore di cammino, abbiamo carinamente detto di no Anche se la tentazione l’abbiamo avuta.

Abbiamo osservato tutti i movimenti del paese, essendo sulla strada principale. Questo ci ha permesso di capire che le donne ingonnellate con le bombette in testa sono strepitose, una forza.

La meglio (vedi foto) è una che ha iniziato a correre al passaggio di un bus, che stava comunque rallentando, si sarebbe fermato pochi metri più avanti dove uomini con un quantitativo di borsoni assurdo pieni di non so che attendevano il suo arrivo chissá da quante ore (almeno 3 dal nostro arrivo), la donna ha fatto aprire lo sportellone ad un uomo sceso velocemente dal bus che ha tirato fuori da un sacco una cosca di manzo, ripeto UNA COSCA DI MANZO, così, secca e dura, ha pagato se l’è messa in spalla e se ne è andata.

Chiaramente in pieno controllo delle normative vigenti sulla pulizia e l’igiene.

Scena epocale.

Qui siamo nel niente, passano due bus al giorno, le persone si spostano facendo autostop, non potendo permettersi l’auto, alcuni vivono in mezzo alle radure in case fatiscenti e i bambini vanno a scuola quando capita, si devono pur arrangiare e mi pare che lo facciano egregiamente.

Non hanno acqua potabile, i fiumi sono tutti contaminati dalle miniere che scaricano di tutto e di più senza controllo, quando abbiamo chiesto il caffe, perchè qui usa tantissimo a tutte le ore, ci hanno portato l’acqua calda…era marrone.

Renè mi ha detto fate come a casa vostra, così abbiamo fatto.

Sono andata in cucina ed ho scaldata l’acqua della bottiglia nel bollitore, spiegando il perchè, loro hanno capito, mi hanno lasciata fare.

Ma, sopratutto hanno compreso le ragioni, di cui abbiamo parlato insieme e la loro consapevolezza del fatto di vivere un pò al limite è tale da creare sconcerto.

I problemi sono tanti, il governo lo sa ma l’aiuto ben poco, ecco perché tante città fantasma, le persone emigrano per guadagnare nei paesi vicini, la maggior parte sono “frontieristi” e chi rimane deve arrangiarsi.

Di paesi ne abbiamo visti un pochini viaggiando e qui forse c’è la maggior predisposizione al miglioramento, perciò per noi, stando così le cose, tutto diventa accettabile anche il bagno lezzo se dietro troviamo un Renè che ci dice: “qualsiasi vostra necessitá cercheremo di soddisfarla nel migliore dei modi”

Ci siamo fatti il nostro caffè e siamo andati a letto, nel sacco a pelo poggiato sul letto, tranquilli,beati e con la porta aperta.

Il giorno dopo abbiamo fatto 100 km e finalmente siamo arrivati in una città con segnale e connessione. Challapata.

Per questo abbiamo scritto tutto oggi, siamo stati vari giorni senza poter contare sulla linea.

Durante la tappa è successa una cosa da Sud Africa, una macchina ci ha fermato, ci ha urlato: dove andate!!?

Beh per farla breve, era un antropologo Mister Rodriguez, professore dell’universitá di La Paz, ci ha chiesto se vogliamo andare a trovarlo a La Paz, in dieci minuti di conversazione ci ha raccontato la storia degli aborigeni della zona di Huyuni, speriamo di riuscire ad incontrarlo. Filippo dice che sembra il professore di Jurassic Park, ogni volta che parliamo di Rodrigo inizia a fischiettare la sigla del film, abbiamo milioni di domande da fargli, ci ha anche proposto di portarci al carnevale di Oruro, visto che da Oruro passeremo domani ma il Carnevale sará domenica, ci riporterebbe indietro ma dice ne valga troppo la pena. Il prof. sostiene che sia il carnevale più grandioso dopo quello di Rio de Janeiro, ce lo stanno dicendo tutti. Vedremo cosa fare.

😄 purtroppo non è vicino alle strade che faremo ma vedremo, sarebbe interessante.

Tornando al nostro arrivo a Challapata, abbiamo trovato un posto per dormire a 10 euro, il migliore in città..vi evito la descrizione del bagno ma la camera è super!

Nella stanza davanti due ciclisti!,

Lui spagnolo e lei giapponese, arrivano in bicicletta dal Canada, si avete capito arrivano dal Canada sono partiti 8 mesi fa, sono diretti alla punta del Sud America. Siamo stati con loro tutta la sera, ci siamo scambiati esperienze e ci siamo goduti un Pò di conversazione da bravi ciclisti folli.

Non avete idea di quanti ciclisti ci siano in giro che, a nostro avviso, sono molto più azzardati di noi!

Loro in primis, viaggiano senza mappa e non hanno telefono ne gps.

Si muovono con le indicazioni della gente ed usano, dove possibile, il telefono pubblico per una chiamata a casa.

Abbiamo incrociato un genovese, che non era in delle condizioni troppo ottimali, gli abbiamo regalato delle toppe perchè aveva la ruota finita dai buchi, andava, un pò a caso, dal Messico al Cile; un olandese che ad ogni nostra affermazione ripeteva solo “Uoooooo” tipo:

“Avrai tutta discesa”

“Uoooo”

“Diluvia”

“Uoooo”

La conversazione è durata poco, aveva con se poche cose ci ha fatto due domande sulla strada da cui venivamo ed era diretto..non lo sa neanche lui probabilmente, è partito da..anche questo è un dato confuso non pervenuto ma capiva, parlava inglese; un tedesco di 74 anni (non in bici ma in auto) che ha attraversato in bici, pochi anni fa, India, Birmania,Marocco e Senegal e che si è messo a piangere parlando del suo viaggio; un matto di Taranto in viaggio da un anno, vuole fare il giro del Sud America e poi andare al nord fino in Alaska per poi,in barca, arrivare fino al Giappone in tempo per le Olimpiadi del 2020; una francese ed una coppia di argentini che pare siano due cittá avanti a noi perché tutti ce ne parlano, fanno le stesse fermate nostre; una coppia italiana con cui ci manteniamo in contatto per scambiare informazioni che gira da un anno il sud America e chissà quanti ancora e ancora.

Quanti matti ci sono in giro??

Intanto vi aggiorno, più o meno in tempo reale, qui sono le 2 di notte, in Italia credo siano le 6 di mattina sta diluviando da due ore ininterrotte, il rumore della pioggia sul nostro lucernario, costituito da un pezzo di ondulato in plastica inserito nel tetto, non ci fa dormire dal rumore. Speriamo che la pioggia si sfoghi tutta adesso e ci lasci in pace tra qualche ora, ci attende un super tappone, arriveremo ad Oruro, tempo permettendo.

Buona notte da Challapata.

Vi auguriamo tanto sole ovunque voi siate.

Claudia e Filippo

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