8ª tappa: Pueblo de San Pedro – Cebollar 71 km

Come accennato la tappa è andata diversamente da quanto ci si aspettasse.

Dopo 30km di salita tra due vulcani, Vulcan San Pedro e Vulcan Poruna, abbiamo capito che Io, piu di Filippo, non ce l’avrei fatta.

Ollague era a 120km ed io dopo ancora 30km di salita ho iniziato a cedere.

Dico, stiamo scherzando?

Troppo, troppo, troppo e troppo.

Non posso affrontare tappe così lunghe con queste pendenze.

In più, nonostante la clemenza di Mister Eolo, che oggi ci ha graziato ed un pochino aiutato, si è scatenato l’inferno. Cielo nero, vento, fulmini, saette, tuoni e freddo glaciale.

Mancavano ancora 60 km quando abbiamo iniziato tutti e due a capire che per quanta buona volontà ci potessimo mettere, sarebbe stato impossibile raggiungere Ollague.

Siamo arrivati di nuovo a 3.900 metri e credo, spero e prego, che d’ora in poi non scenderemo mai più, se non di poco, fino al Perù.

Siamo arrivati su una vetta ed abbiamo iniziato a scendere, con il terrore di dover poi risalire, dopo poco abbiamo passato un posto di blocco doganale dove abbiamo chiesto se ci fosse qualche posto per passare la notte ed i poliziotti ci hanno detto che più avanti avremmo trovato un cantiere con degli operai a cui avremmo potuto chiedere aiuto. Forti della passata esperienza ci siamo catapultati.

Arrivati in fondo alla discesa si è aperto uno spettacolare Salar, una distesa bianca che con qualche parte piena di acqua risplendeva con la luce del sole che filtrava dalle nuvole.

I salar sono sfruttati per la raccolta del Boro che abbiamo scoperto essere utilizzato per 115 prodotti.

Ma, nonostante la bellezza strepitosa del paesaggio la nostra attenzione si è spostata su tutt’altro.

Avvistiamo una chiesa! Poi una casetta ed un auto parcheggiata davanti.

Abbiamo accelerato come dei matti, infreddoliti ed affamati.

Siamo corsi a bussare alle varie porte ma se ne è aperta soltanto una…con due individui dentro..

Tipi, diciamo! discutibili. Credo sia stato l’odore che emanava la stanza, probabilmente, a farci cambiare idea a tal punto che nonostante il freddo e la fame ci siamo cambiati in mezzo alla strada, infilati il completino invernale, la giacca a vento, il palandrano anti pioggia completo di pantaloni e copri scarpe. Così, bardati come non mai, ci siamo diretti a Ollague..questa era l’idea.

La situazione buttava male, non c’è cosa peggiore che pensare di essere arrivati per poi dover realizzare il contrario e ripartire.

Mancavano 65 km e per le condizioni in cui eravamo e le condizioni climatiche era troppo ma non avevamo scelta.

Abbiamo spinto le nostre biciclette ancora per un’ora fino a quando ha smesso di piovere e ci siamo fermati per una barretta energetica.

Sapevamo che, a costo di arrivare al tramonto, non avevamo nessun tipo di possibile soluzione prima dei 65km. Tutti ci avevano messo in guardia sul fatto che non ci fosse niente ma la consapevolezza non ci tirava su di morale.

Dal niente si ferma un pic-up. Il passeggero abbassa il finestrino e ci chiede:

“Dove andate?”

“Ollague”, rispondiamo con grande convinzione.

“Impossibile, ha franato la strada pochi minuti fa, stanno facendo tornare tutti indietro”

“Noi non possiamo tornare indietro, pensa che la riapriranno in poco tempo?”

“Non lo sappiamo, intanto fate tre km, ci troverete là (indicando alcune capanne in mezzo al Salar) così ne discutiamo”

….

Che ve lo dico a fare.

Siamo in un letto con il nostro sacco a pelo ed una stufetta per asciugare tutti i vestiti fradici, abbiamo cenato con un chimico della società che si occupa di produzione di Boro, lo chef della società ci ha preparato una zuppa con riso e pollo, pane fritto fatto sul momento e poi un dessert tipico strepitoso, una specie di coccolo fritto coperto di melassa di zucchero di canna, chiodi di garofano e cannella.

UN SOGNO

Non siamo certo in hotel ma abbiamo una stufa, quattro mura cibo e doccia calda ma, sopratutto, la compagnia di quattro personaggi super.

Tutti questi lavoratori che abbiamo conosciuto vengono dal sud, fanno turni settimanali perciò con i turni si alternano in queste terre lontane e tanto impervie.

Si alzano fanno colazione lavorano pranzano lavorano e cenano. Stop. Poca linea internet. Nessuna cittadina vicino.

Loro e solo loro.

Il posto non è dei più curati, però il salar tutto intorno rende tutto incredibilmente affascinante.

Fuori piove ed il nostro programma chilometrico è saltato.

Per ora stiamo solo pensando alla fortuna di non essere passati nel momento sbagliato da quel pezzo di strada, una famiglia è rimasta bloccata nella frana, fortunatamente senza conseguenze gravi.

Domani raggiungeremo Ollague e valuteremo come sono le condizioni meteo. Sapevamo che in Bolivia fosse tempo di piogge e come avevamo detto fin dall’inizio decideremo di muoverci step by step. Se questo itinerario non sarà possibile vorrà dire che lo cambieremo.

Intanto, però, vi dico che conoscere queste persone, sentire le loro storie, condividere i pasti con loro è stata un’esperienza bellissima. In queste prime tappe per lo più abbiamo avuto a che fare con lavoratori provenienti da ogni lato del Cile, lontani chilometri e chilometri da casa, pronti a condividere un pasto caldo con noi, a raccontarci le loro vite ed ascoltare le nostre.

Siamo al caldo, felici e soddisfatti.

Non sappiamo quando avremo di nuovo rete.

Entreremo in Bolivia, cambieranno molte cose, anche il fuso orario!

Un saluto dal Salar Cebollar.

Claudia e Felipe 😄

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