3ª tappa: Sierra Gorda – Calama 70 km

Calama..una cittá!

In mezzo al niente, come la maggior parte dei paesi/accrocchi di case trovati fino ad ora, un’oasi nel deserto. In questo caso si tratta di una città abbastanza grande, circa 160.000 abitanti.

Per arrivarci tanto deserto, tanta salita ma non troppo caldo, le gambe giravano e siamo arrivati non troppo devastati come la tappa precedente, così dopo una profonda dormita abbiamo avuto il tempo di cercare un meccanico per sistemare alcuni dettagli alle bici ( cambio mal registrato ed asse passante da riassettare) e tempo per girellare in città. Qui apre tutto dopo le 17 a causa del caldo perciò ci sono tante persone a giro fino a tardi.

Siamo stati nella piazza, nella zona pedonale, nella zona periferica ma solo un posto ci è rimasto nel cuore, anzi, una persona: Alberto Nadgar Rojas.

Siamo entrati per caso in una porta (in realtà cercavamo del caffè😂), imbattendoci in una mostra fotografica.

Alberto, ricercatore ed ideatore del progetto : “Gigantes del Loa”.

Parliamo di Geoglifi.

Tutti conosciamo le linee di Nasca in Perù, nessuno conosce i 5.000 geoglifi presenti in Cile, Alberto lavorava come geologo e lavorando nel territorio di Atacama si è imbattuto in tantissimi geoglifi che apparentemente non sembravano tali ma da osservazioni con droni e con lo studio delle linee sul terreno è riuscito ad interpretarne molte. I suoi occhi brillavano e con tutta la passione del mondo ci ha raccontato la storia dei geoglifi ed i misteri annessi.

Uno dei più avvolgenti ma anche controversi perché sappiamo bene si tratti di un argomento “limite” è quello della presenza aliena.

Ovvero.

Gli storici da decenni parlano di alcuni misteri sulle modalità di costruzione e le motivazioni di questi disegni perciò Alberto non è il primo a parlare di una correlazione degli argomenti, ma il suo studio volge a parlare della presenza di una tipologia di “indigeni” o “alieni” che avevano delle misure corporee del tutto smisurate. Da qui il nome “Gigantes”. Sostiene di avere delle prove tangibili di orme impresse nella roccia e tombe, in attesa di autorizzazione, da dover essere aperte che chiarirebbero molti dubbi.

I disegni da lui analizzati sono di tipo sia da scavo (incisi nella roccia) che da rilievo (linee costruite con le pietre e ghiaie), estese per chilometri e chilometri, visibili solo dall’alto.

La cosa che più sconvolge è come si siano preservati ma tutti gli studiosi sostengono che la stabilità climatica, la caratteristica rocciosa e la quasi totale assenza di piogge della zona ne aiuti il mantenimento.

Ci ha mostrato foto, disegni, riproduzioni colorate delle figure rappresentate e spiegato vari simboli ma molti sono ancora avvolti dal mistero.

Scrivo di lui perché ha speso quasi un’ora del suo tempo senza un apparente motivo se non quello di raccontarci il suo studio e la sua passione, la storia dei suoi/nostri antenati, insomma, ci ha rapito per un’ora e qualsiasi sia l’interpretazione che uno vuole dare o meno alla cosa nessuno potrà mai togliere quell’alone affascinante che avvolge i geoglifi.

Il suo sito web è http://www.ancient-origins.es

Speriamo per lui che i suoi progetti possano andare avanti fino a quando qualche compagnia mineraria non avrà la meglio su quei terreni tanto ricchi di storia.

Usciti dalla mostra ci siamo dedicati alla cena, la strada nel frattempo si era riempita di gente, musica e giovani che ballavano la Cueca,

La Cueca è la Danza Nazionale cilena dal 1979 si differenzia nelle varie parti del paese ma di base resta sempre la stessa, diciamo che può avere delle varianti, quella che abbiamo visto era probabilmente la Cueca di Chiloe.

Sarebbe stato bello se avessero indossato i costumi tipici coloratissimi e sgargianti ma vi assicuro che le movenze e gli sguardi delle coppie danzanti attiravano comunque l’attenzione. Il tema è la seduzione ma anche il ruolo della donna che in Cile ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta contro la dittatura ed il ritorno alla democrazia. Durante la danza le donne tengono un fazzoletto bianco in mano, in ricordo delle camice bianche dei propri uomini persi durante le terribili persecuzioni della dittatura di Pinochet.

Insomma, storia, geoglifi, danze, musica e tante persone a giro per la città, ci ha davvero soddisfatti e caricati per la tappa del giorno dopo che ci avrebbe portati a San Pedro di Atacama. Una chicca nel deserto. Meta di turisti da tutto il mondo. Oasi in mezzo a vallate sconfinate e rocciose, vulcani, geyser e cactus di 8 metri.

Le aspettative sono alte.

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