1ª tappa: Antofagasta – Baquedano, attraverso il Deserto di Atacama 74 km

Sto provando a scrivere da vari minuti, ho iniziato e cancellato varie volte non riesco a trovare le parole giuste per iniziare, è stato tutto rapido, pochi attimi per decidere la destinazione, pochi attimi per sistemare il lavoro e calcolare quanto poter star via da casa, pochi attimi per un minimo di preparazione fisica , per trovare due biciclette ed ancora meno per ritrovarci nel Deserto più arrido al mondo: il Deserto di Atacama, Cile.

Davvero, non esagero, è stato tutto rapido.

Siamo preparati psicologicamente, siamo pieni di eccitante adrenalina da viaggio ed avventura, siamo organizzati e sappiamo bene cosa mettere in borsa oppure no eppure ogni luogo, ogni viaggio ci sorprende e ci mette di fronte a cose non del tutto calcolabili.

Ed è questa la parte più bella del nostro viaggiare.

Dico questo mentre tengo le gambe alte appoggiate al muro di una catapecchia adorabile in mezzo al NIENTE cosmico.

Siamo spompati.

Ma facciamo un passo indietro.

Siamo arrivati 4 giorni fa ad Antofagasta, nord del Cile, con un volo di 26 ore circa con 3 scali, gambe gonfie come zampogne e sonno irrefrenabile.

Ci abbiamo messo 3 giorni per riprenderci, aprire le valige e montare tutta l’attrezzatura. A dirlo sembra facile, farlo è tutt’altro sembriamo due ingegneri della Nasa che calcolano minuziosamente cosa togliere e cosa mettere, anche se arriviamo sempre già organizzati ci sono sempre variabili da gestire sul momento nel rispetto del peso! Dobbiamo essere sempre più leggeri possibili.

Ci sono micro spazietti sfruttabili nelle borse che neanche immaginate e che vanno lasciati agli elementi fondamentali a cui normalmente uno non pensa quali per esempio: la cartigienica.

Volete mettere arrivare nella catapecchia o nel campeggio o ancora nel niente muniti CON o SENZA cartigienica?

Questo è un dettaglio da non sottovalutare, è quell’elemento che fa casa!! Per non parlare dell’utilità, non chiedetemi perché non si trovi mai nei luoghi dove dormiamo, questo dettaglio non lo abbiamo ancora approfondito.

Ma ancora le posate per il pranzo auto preparato nel caso non si trovi ristori (rigorosamente prese in prestito dalla compagnia aerea, plastica resistente perfetta), l’olio extravergine travasato in bottiglia di plastica, tutte cose per cui si può far a meno di vestiti o non so che altro.

Comunque, tornando ad Antofagasta, un posto affascinante ma molto strano, una cittadina costruita tra le rocce ed il mare, rocce a 200 metri sul livello del mare, aride e secche a picco su una costa frastagliata su cui hanno costruito una spiaggia artificiale.

Quando abbiamo cercato dove dormire ci sembrava piena di baraccopoli, in realtà le case sono tutte minuscole, ed hanno tutte i tetti piatti, questo vi da un’idea di quanta pioggia ci sia in un anno.

L’ultima pioggia registrata risale a luglio scorso.

Caldo, un caldo strano, secco, forte e luminoso.

Una luce bellissima che dalle 07:30 alle 21:00 di sera permette a tutti di stare all’aria aperta.

La mattina fa caldo, il pomeriggio piega le gambe per qualche ora per poi cambiare gradatamente e diventare fresco.

Ci vuole un pò di tempo per abituarsi.

Diverso da ogni clima che abbiamo mai affrontato.

Le persone sono piacevolissime, accoglienti, quasi timide ma sempre cortesi e sorridenti, il fatto che io parli spagnolo e che Filippo lo capisca ci aiuta tantissimo perché le persone si sentono subito a loro agio e si aprono con gran simpatia.

Per quello che riguarda il cibo, beh si aprirebbe un capitolo lungo pagine e pagine, di base avrebbero un menù variegato e della carne buonissima, ma hanno un grosso problema che si chiama “sregolatezza”.

Non hanno orari, non hanno limiti e sopratutto hanno importato troppo in massa l’usanza di ketchup, mayonese e patate fritte. Mangiano di continuo, mangiano tutto quello che probabilmente in un paese improvvisamente emancipato costituisce uno status symbol, abbandonando la tradizione.

Abbiamo cercato tutte le ricette tipiche e sono buonissime! Speriamo non le dimentichino.

Abbiamo assaggiato una buonissima zuppa che fanno con carne di “vacuno” che sarebbe manzo, con mais e verdure ed a volte una specie di semolino o riso insieme; il Pastel di Choclo fatto con mais e carne; empanadas con carne in umido e cipolla buonissime; pollo in salsa con riso e verdure e così via, insomma sul mangiare, conoscendo le nostre crisi di fame da bicicletta, ci siamo rassicurati.

Hanno i churros! Non troppo leggeri ma spettacolari se mangiati caldi con zucchero a velo sopra, insomma per ora tutto buono.

Ma veniamo alla catapecchia e al perchè a gambe all’insù.

Siamo partiti!

All’alba con le bici tuttavia troppo cariche e con l’inconsapevolezza parziale di cosa ci avrebbe aspettato..siamo partiti!

Dopo una salita pazzesca per uscire dalla città sapevamo di dover affrontare una strada in salita, 1000 m di dislivello in un giorno e caldo desertico, ma non così.

È stata dura. 74 km di salita, non scherzo, i primi 18 km sono saliti con una pendenza di forse 12% ed un sole pressante sulla testa che non bruciava affatto, inaspettatamente, ma spiaccicava al suolo.

Poi passata la pendenza estrema si é ridotta ma è rimasta perenne.

Ci eravamo portati cibo di scorta nel caso non si trovasse niente ed abbiamo fatto bene, l’unica OMBRA che abbiamo trovato è stata dentro ad una stazione ferroviaria mineraria apparsa nel niente.

Abbiamo chiesto se potevamo sostare all’ombra sotto il portico e ci hanno offerto di entrare e sederci, ci siamo cosparsi di crema solare per la terza volta e siamo ripartiti. Pesante, una strada pressante, un sole costante ma fortunatamente un venticello a favore che ci ha aiutato.

Vi assicuro che nessuna preparazione nel Chianti ci avrebbe potuto preparare a questo, io ho arrancato e Filippo ha resistito ma con fatica.

Non c’era niente! Direte voi: deserto è deserto.

Avete ragione.

Non possiamo lamentarci.

Siamo arrivati stremati nell’unico posto presente nel raggio di 80km da Antofagasta, si chiama Baquedano.

Una strada con qualche casa arrangiata intorno alla vecchia stazione mineraria anni ‘50 con poche persone presenti ed un “Museo” costituito da vecchie locomotive abbandonate.

Una figata pazzesca!!

Mai visto niente del genere, sembra uno di quei posti da film Western, dove dal niente ecco la strada, il saloon e l’Hotel.

Ecco questa è Baquedano, piccolo villaggio nel Deserto di Atacama.

Pochi abitanti, quasi tutti minatori, pochi ristoranti gestiti da mogli e figli, buon cibo ed un venticello che dalle 18 in poi permette di sedersi lungo la strada principale e di cenare con i colori spettacolari di un tramonto lunghissimo.

Siamo stremati ma come sempre soddisfatti e il fatto che tutti dormano con le porte aperte ci restituisce quella tranquillità che in un viaggio del genere fa dormire sonni tranquilli.

Il Deserto è duro ma regala dei colori ed una luce che non abbiamo mai visto, il deserto mette alla prova lo spirito e il fisico ma sopratutto la mente.

Una bella dormita e domani lo riaffronteremo per altri 70km e ancora un bel pò di dislivello.

Buona notte a tutti

Claudia e Filippo

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