Verso sud, alla ricerca del sole..Hoi An – Vinh An 83 km/Quy Nhon – Tuy Hoa 96 k/ Tuy Hoa – Nah Trang 129 km

Vorremmo poter dire: ‘ci stiamo abituando alla pioggia’. Non è proprio così però ne stiamo cecrando il lato divertente se non affascinante. Vogliamo essere positivi anche se questo maltempo sta rovinando il nostro scivolare lungo la costa verso sud. Diciamo che, nelle nostre idee prima di partire, non ci aspettavamo una costa così bella, lingue di sabbia così lunghe e palmate, il mare ce lo aspettavamo solo nelle ultime tappe Thailandesi e Malesyane, ma trovandoselo davanti viene un pò di amarezza al pensiero di non sfruttarlo a pieno.

Comunque, dato che lamentarsi sembrerebbe abbastanza fuori luogo, ci godiamo un paesaggio nuovo, diverso ed inaspettato, da sotto i nostri kayway vietnamita. In fondo questo cielo grigio e questa pioggia hanno un lato positivo: i colori!

Purtroppo non rendono molto le foto fatte con i nostri cellulari ma vi garantiamo che le distese infinite delle risaie con questa luce grigia acquista o una luce assurda, magica.

Ieri, per esempio, abbiamo affrontato una tappa di 129 km, follia pura ma non avevamo scelta, ad un certo punto ci siamo trovati in una vallata enorme completamente ricoperta di risaie ma circondata da colli rocciosi.Il cielo grigio. Una leggera pioggerella. Vento forte. Qualche contadino con il’cappellino’ vietnamita tra le risaie intento a lavorare la terra. Noi su una striscia di cemento che si snoda in mezzo al verde. Il fruscio del vento tra i fili del riso. Immersi nel tutto. Magico. Ipnotizzante il gioco del vento sui fili d’erba che cambiavano colore disegnando delle onde nelle distese immense, a perdita d’occhio. Il rumore del vento e qualche urla dei contadini che sembravano bisbigli portati dal vento. Ci siamo soffermati ad assaporare quel TUTTO. Silenzio religioso. Ci siamo guardati, un sorriso d’intesa ed abbiamo chiuso gli occhi per ascoltarlo, per ascoltare il tutto. È stato semplicemente magico. Mistico. Indimenticabile.

In più poco dopo ci siamo riempiti lo stomaco con sfiziose crêpes con gamberetti e chili ed abbiamo chiuso il cerchio.

Gli ultimi giorni sono stati strani. Siamo passati da cittá con stili estremamente diversi, strutturate in modo diverso, con personalitá diverse, con paesaggi del tutto diversi. Non abbiamo potutto godere delle spiagge ne di visite o escursioni ma abbiamo comunque goduto di tutto quello che potevano offrire.

Per esempio il pranzo con la vecchina. Io sono follemente innamorata dei vecchi vietnamiti. Quelle rughe marcate su tutto il viso, quelle mani nodose ed affaticate dal lavorare nelle risaie, quegli occhi piccoli piccoli e profondi, quei capelli setosi e quei sorrisi sempre lì, sempre presenti. Hanno una dolcezza unica. Nella nostra lunga tappa ci siamo trovati in un paese dove tutto era chiuso, siamo arrivati un posto che sembrava un ristorante, lo era ma chiuso. I proprietari stavano mangiando ed in pochi secondi ci siamo trovati seduti con loro, ospiti. Abbiamo mangiato e goduto di un buon pesciolino, che loro mettevano nella nostra scodella appena si svuotava. Beh, ci hanno offerto il pranzo e regalato sane risate con il grullo del villaggio ubriaco che continuava ad offrire vodka a Filippo e provava ad abbracciarmi e palpeggiarmi con sguardo languido. Tra una foto alla nonna che gongolava nel rivedersi sullo schermo e il grullerello che palpeggiava anche Filippo e chiedeva foto per mettersi in posa il pranzo é volato. Sono fantastici oltre modo ospitali e ci siamo sentiti in imbarazzo perche abbiamo capito che avevano diviso il loro cibo con noi senza titubare e probabilmente rinuncindo alla loro porzione. Provare a pagare è stato inutile.

Ma torniamo alle cittá del nostro itinerario.
L’unica che ci ha un pò deluso é stata Hoi An, tanto vezzeggiata e pubblicizzata, non ci ha fatto impazzire. Si tratta di quella che era il porto principale del Vietnam ma che a causa del regredire del mare ha lasciato il titolo alla grandiosa Danang. Forse ricordate l’altro articolo..o forse no..comunque citta molto turistica.
Ecco diciamo che Danang é moderna ed ha una sua personalita, Hoi An dovrebbe essere antica ma, parere nostro personale, di antico ha ben poco e perde un pò di magia.

Un bel lungo mare, con palme e ristorantini economici a 5 km dal centro ma niente piú. Ci aspettavamo i fasti del colonialismo più evidenti, piú maestosi e meno turistici. Tutto si concentra in 5-6 strade intorno ad un fiume. Fitte di negozi, bancherelle e ristoranti. Troppi e con le stesse cose!!

La storia parla di una cittá in cui il commercio di stoffe pregiate fosse unico al mondo, fa un po tristezza vedere vecchi sarti rugosi, con bellissime stoffe alle spalle, pronti a farti abiti su misura, sovrastati da negozi turistici con abiti taroccati dell’ adidas o della northface. Sará perché figlia di artigiana o perchè particolarmente attaccata alle tradizioni dei luoghi antichi ma, personalmente, potevano puntare su quello che avevano e renderlo il loro punto di forza. Un aspetto affascinante della cittá é sicuramente la notte,  le strade si riempiono di turisti e di luci, lanterne, musica e trovando una bella terrazza si può godere di un’atmosfera piacevole. Probabilmente con più tempo è possibile sfruttare di piú il mare, fare escursioni e allora tutto prenderebbe un altro aspetto, intanto, abbiamo sfruttato i ristoranti turistici e cercato piatti tipici che non eravamo riusciti ancora a trovare: ravioletti di farina di riso con gamberetti ed insalata di mango. Buoni! Non sappiamo bene se questa cittá ci sia piaciuta o meno ma come sempre abbiamo cercato di trarne il meglio e alla fine siamo soddisfatti.

Abbiamo continuato la scesa verso sud per arrivare fradici, zuppi e incerti su come affrontare la pioggia, in un Hotel nel niente. Lungo la strada. Dopo 83 km di pioggia la scritta hotel è sembrata un miraggio. Una docci calda e poi..poi..noi due, un proprietario che non parla inglese, una tv accesa, la pioggia incessante, la luce che va e viene, una birra fresca, relax. Ad un certo punto sotto il diluvio è approdato al nostro ‘miraggio’ un belga, fradicio e zuppo, in sella alla sua moto. Un tipo divertente, gli abbiamo offerto tutto cio che avevamo, ovvero un nescafe istantaneo, ed abbiamo svoltato la serata grigia tra chiacchere risate e racconti. Sì perche questo ragazzo è di origini vietnamite ma non può dirlo. Suo padre era amico della famiglia imperiale ma quando l’impero ha abdicato è stato costretto a fuggire, ha sposato una belga ma non potra mai piu rientrare in Vietnam, pena la galera. Cosi anche per il figlio che, avendo passaporto belga, non ha problemi ma non racconta certo la sua storia a tutti. Un musicista, viaggiatore, uno dei tanti personaggi che arricchiscono il nostro viaggio. Così, tra una chiacchera e l’altra ci siamo trovati a progettare le tappe successive mangiando riso in bianco e uova strapazzate.

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Ci siamo trovati poi fradici a Qui Nhon, senza poter approfittare della bellissima ed immensa spiaggia costiera e ad acquistare dei fantastici kayway gialli e a partire diretti verso Tuy Hoa. Una cittá assurda. Ci sono costruzioni gigantesche non finite o se finite non utilizzate. Un lungo mare abbandonato e la sensazione di essere in un video di denuncia di striscia la notizia. Non si puo dire che la cittá sia stata speciale ma credetemi se vi dico che la strada per raggiungerla è stata come al solito, un co tinuo cambio di paesaggi incredibili. Ultimo, prima dell’arrivo in cittá, il bosco di casoarine. Spettacolare. Il rumore del mare in tempesta, la solita pioggerella e la foresta di casoarine tutto intorno. La cittá forse deve essere un attimo rimessa in sesto ma tutto intorno regala delle belle soddisfazioni. Anche qui, una cena in compagnia di un gruppo di poliziotti/e vietnamiti ci ha regalato una bell serata.

Parliamone.

I vietnamiti sono fantastici, accoglienti, amichevoli, sinceramente ospitali, estremamente conviviali. Qui usa stare molto a tavola, condividere i piatti e bere birra a piu non posso. Brindisi continui e risate a fiumi. Se solo si capisse mezza parola. Ci sono cose che noi occidentali non accettiamo come il loro sputare, il loro modo di mangiare biascicante, il loro soffiarsi il naso con le mani o in aria, il loro emettere cosi detti ‘sbuffi rumorosi’. Ecco. A queste cose non é facile abituarsi e fa ridere pensare ch poi si tolgono le scarpe prima di e trare in casa. Pero, quando sei qui, quando sono nel loro territorio, non ti infastidice come quando vengono da noi. Dopo un po non lo noti neanche. Noti di più il loro essere affettuosi ed essere fisici. Si abbracciano, si tengono per mano, si lisciano. Uomini, donne non importa. Ci siamo abituati alla loro mano sulla gamba mentre ti oarlano, a sentirci magari fare una carezza sui capelli o ad avere un abbraccio. Ci fa sorridere ogni volta la mano sulla coscia di Filippo o le palpate che gli fanno per sentire il quadricipite. Non abbiamo fatto in tempo a sederci che il gruppo festaiolo, chiassoso e probabilmente un pò in lá con le birre, ci ha invitato al loro tavolo, ci ha coinvolto nella loro festa, ci ha fatto ridere con la lettura della mano, ci ha fatto bere birra vietnamita e ci ha raccontato una realtá diversa. Quella di poliziotti fieri, orgogliosi del loro paese, felici di averci nel loro paese e curiosi di conoscere le nostre impressioni. Il tutto tramite google traduttore, l’opzione vocale é una gran trovata. Si sono passati il cellulare con la frenesia bambina di comunicare e curiosare nella nostra vita. Bello. Divertente.

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Ma non finisce qui, il viaggiare cosi, spensieratamente e con la leggerezza di chi ha voglia di condividere ci ha portato a Sasha.

Quando abbiamo iniziato il viaggio ci ha contattato il suddetto Sasha, amico di un amico, che ha viaggiato in lungo e largo nel mondo in sella alla sua bicicletta. Beh, insomma, lui vive a Nah Trang e ci ha proposto di essere suoi ospiti. Ripeto, un tipo mai visto nè conosciuto ci ha offerto ospitalitá. Chiaramente abbiamo accettato. Potevamo perdere l’occasioni di conoscere un   Altro personaggio da portare nei nostri ricordi di viaggio.

Beh, Sasha é uno spettacolo. Vive qui, in una delle cittá piu conosciute in Vietnam, fidanzato con una rgazza locale, del tutto immerso nella loro societá. Un uomo che esce di casa e lascia due sconosciuti in casa sua con un biglietto e le chiavi di casa accanto. Era dai tempi dei sud africani che non trovavamo una persona cosi disponibile. Era dai tempi dei sud africani che non trovavamo una persona cosi disponibile.

Uno di quegli uomini che forse non sa bene dove sia il suo posto nel mondo, che non ha progetti futuri, che vive alla giornata. Uno di quegli uomini che spesso nella nostra societá viene visto come ‘fuori dagli schemi’ ma che in realtá i suoi schemi li ha ben chiari nella mente e li affronta, li cerca e li vive con coraggio. Per adesso i suoi schemi lo tengono qui, in una societá norvegese che sviluppa telecamere per le societá ittiche del mondo. Il perche la societa abbia sede qui in Vietnam, lo sappiamo bene tutti, il perche i dipendenti in norvegia o si trasferiranno qui o lerderanno lavoro fanno parte di quel brutto gioco che si chiama ‘lavoro a basso costo’. Beh lui per ora sta quá ma sa gia che non sara per sempre. Nel suo stare qua, abbiamo avuto la fortuna di incrociarlo e ne faremo tesoro.

La cittá sembra bella e, se il sole ci aiuterá, proveremo a sfruttarne ogni angolo, ogni punto panoramico, ogni novitá culinaria e perche no magari qualche angolo sabbioso e palmato.

Intanto, per tornare a noi e alle nostre biciclette, con orgoglio competitivo dichiaro la seconda bucatura di Filippo. 😂

Siamo quasi a 3.000 km e si è prodigato a fare il meccanico, addirittura con un lungo e minuzioso cambio gomme, inversione necessaria. Che abbia manomesso le mie gomme per non primeggiare nella gara forature????!!! 😝
Queste strade mettono a dura prova le nostre bici, cuscinetti e parti meccaniche hanno bisogno di continui controlli. Manca un lavaggio ed una bella passata di olioe torneranno nuove.

Che dire, vi salutiamo, vi abbracciamo e vi facciamo una carezza sulla testa o magari immaginariamente seduti accanto vi mettiamo la mano sul ginocchio.
Con affetto.
Claudia e Filippo da quel di Nah Trang.
Anzi, da quel del divano di Sasha.

 

 

3 pensieri su “Verso sud, alla ricerca del sole..Hoi An – Vinh An 83 km/Quy Nhon – Tuy Hoa 96 k/ Tuy Hoa – Nah Trang 129 km

  1. Le nonnine vietnamite a volte vorrei averle qui intorno alla mia scrivania, in azienda, a tenermi compagnia; con le loro rughe millenarie, le ciabattine rotte e il pigiamino floreale. Sono come personaggi di un cartone animato.

    E’ stato bellissimo conoscervi e aver avuto, finalmente, la possibilita’ di chiaccherare per due giorni con compatrioti che amano la bici, il viaggio e l’avventura almeno quanto me.

    Buon divertimento, buon proseguimento e spero di rivedervi presto!
    Sacha.

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  2. ragazzi …….
    fatti già 3000 km!!!!!!!!
    io invece ho finito le mie fatiche invernali in questa Firenze impestata da Pitti People
    così lontana da tutto quello che voi ci mostrate attraverso le foto .
    Ora io mi riposo un po’ , voi avete ancora da pedalare …….
    baci , Manola

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