Luang Prabang…da miraggio a realtá! Muang Hiam-Muang Mueuy 78 km/ Muang Mueuy -Pak Seng 76 km / Pak Seng -Luang Prabang 82 km

img_4955

Sono passati tre giorni dall’ultimo attimo in cui abbiamo lasciato ogni tipo di connessione con il mondo del 3G e con il mondo civile del XXI secolo. In effetti questo viaggio ci sta regalando molte sorprese.

Non si può dire che fossimo impreparati, sapevamo bene delle montagne e del clima mutevole ma non sapevamo certo che le montagne avessero un livello di difficoltá così elevato, non cosi tanta pendenza, continua, pressante e non così tanto freddo. Sapevamo che in posti come il Laos avremmo incontrato un tipo di terzo mondo diverso da quello visto in Africa, ma non così tanto lontano dall’influenza del nostro secolo, dei soldi e privo di contatti con “lo straniero”.

Bellissimo, tutto bellissimo ma fuori da ogni preparazione. Ed é proprio mentre parlavamo di questo, durante il nostro pedalare, che siamo arrivati sfiancati a Muang Hiam, dopo salite interminabili, una colazione scarsa alle spalle, una fame incredibile e sudici come poche volte nella vita. Ci siamo resi conto subito che avremmo dovuto innaugurare la tenda.

Muang Hiam, un paese che si articola lungo la strada intorno ad un fiume basso e sassoso. Un paese di pochi abitanti, poche case in cemento, tante palafitte in legno, tante vacche, nessun fuoco acceso, nessun tipo di street food (tipico in paesi come questo in cui una griglia a bordo strada è un must), tanti bambini, uomini visibilmente provati dalla birra locale, nessun ristoro, nessuno che ci capisse sulla necessita di trovare una sistemazione per dormire.

La cosa ‘bella’ è che sono talmente tanto privi di pressione finanziaria, influnza da turismo o chiamatela come volete, che pur offrendo soldi non capivano cosa cercassimo, noi, due tipi vestiti con due tutine attillate bianco/floreale (immaginate sopratutto Filippo attillato in bianco/floreale) con due buffi caschi in testa, di un colore improbabile ed occhiali assurdi. Il delirio, le risate si sprecano ogni volta che ci fermiamo. Tra una risata, qualche gesto incompreso e la voglia di gettare le bici dal primo ponte si fa chiara l’Unica soluzione: campeggio selvaggio.

Abbiamo scelto con cura uno spiazzo largo, accanto ad una vacca che sembrava un bufalo ed accompagnati dagli sguardi di un villaggio. Tanti occhi fissi su di noi per osservare cosa stessimo combinando com Sgabelli improvvisati per stare comodi e noi due puzzolenti, vestiti buffi a costruire in maniera impacciata una tenda, scansando le cacche della proprietaria dello spiazzo (vacca sopra citata), in mezzo alle loro palafitte.

Eravamo stanchi, provati e probabilmente, lo dico con dispiacere, ce la siamo goduta a pezzi e bocconi. Il sole calava ed avevamo ancora il problema sul come lavarsi. Un’unica risposta: il fiume. Che domande!

Ed eccoci sicuri a sguazzare nell’acqua piacevole del fiume, sorridenti e tranquilli fino all’arrivo della sopradetta vacca, che ci aveva seguito perché, oltre ad avergli occupato casa con la tenda gli avevamo occupato la discesa al fiume. Uno sguardo di sfida con Filippo, una soffiata dal nasone e la rassegnazione nel lasciarci spazio per poi gettarsi fiera nel fiume passando da un altro lato con un Filippo fiero del successo.

Con i soliti occhi addosso e qualcuno a seguito ci siamo incamminati per cercare cibo. Il dramma, Il niente..ma non mangiano sti laotiani?

abbiamo addocchiato un signora con un fuoco, gli abbiamo fatto capire riso, gli abbiamo messo in padella due uova da fare sode e poi… E poi… e poi basta. Una fame da lupi ma l’assenza di qualsiasi tipo di cibo cucinabile. Solo tanti, tanti ma tanti bambini che ci hanno fatto una compagnia incredibile, uno di loro definitosi Mr Jones sapeva soltanto dire “il mio nome è mr jones” e la complicità della loro ironia, per quanto incomprensibile, ci hanno fatto dimenticare la fame e disteso la tensione pre prepararci alla nottata in tenda.

Ed è così che abbiamo affrontato la nostra prima notte in tenda selvaggia, affamati ma con il cuore leggero, il sorriso e la curiositá di scoprire cosa riservasse per noi la tappa successiva.

Una bellissima notte in tenda, fresca ma non troppo, sileziosa ma non troppo, avventurosa troppissimo!

Risveglio al canto delle centinaia di galli sparsi per il villaggio ed al muggire della padrona dello spiazzo da campeggio e via pronti per pedalare. Ci aspetta un momento importante, il raggiungimento di un bivio per imboccare un sentiero poco segnato sulle mappe , non utilizzato dai mezzi pubblici chiaramente ed a maggior ragione, un nostro obiettivo.

Ci fará risparmiare la metá dei km per raggiungere la famosa Luang Prabang. Con la consapevolezza che avremmo risparmiato centinaia di chilometri in più ma probabilmente perso l’uso della muscolatura, ci siamo avviati positivi e spavaldi.

Ecco, questa tappa l’avevamo sottovalutata o forse avevamo sopravvalutato le nostre capacitá fisiche o insomma, comunque sia, è stata troppo, troppo, troppo. Ci siamo sfiancati, sterrato pesante, pochi villaggi al limite della civiltá e di nuovo sole a picco inaspettato sulle nostre teste. Siamo sinceri, abbiamo esagerato e ne paghiamo le conseguenze. Arrivati a quel punto l’arrivo a Luang Prabang sembrava un miraggio, inarrivabile, massacrante e sopratutto un’incognita.

Per la prima volta entrambe abbiamo avuto un momento, solo uno intendiamoci, in cui abbiamo pensato (senza dirlo)’di non riuscire ad arrivarci ma fortunatamente è durato poco subito sopraffatto dalla voglia di gustare la vittoria dell’arrivo in cittá.

Per la prima volta il fisico ci ha detto: arrivate presto o vi mollo sul bordo della strada per fare la fine dei topi. E noi abbiamo pedalato così forte e così duramente che abbiamo raggiunto Luang Prabang con anticipo per rimanere assolutamente sconvolti dalla sua bellezza. Un fiume imponente, il Mekong, che si snoda intorno a questa cittá, o viceversa, che scorre veloce ma ha l’aspetto di un fiume calmo e lento. Con le sue barche basse e lunghe che portano su e giu grandi quantitá di persone. La cittá è alta sulle sponde coltivate, palme e grossi alberi dalle foglie enormi che nascondono graziose terrazze e palafitte.

Siamo emozionati, curiosi, stanchi e felici di iniziare il 2016 in un posto che ci dará riposo ma, sopratutto,  ci regalerá senz’altro ricordi unici.

Ci avventiamo alla ricerca di un posto, sembra di vivere un paradosso, dalle persone che non capiscono i gesti di dormire e mangiare ad una cittadina turistica, dai tratti coloniali francesi, piena di turisti e di prodotti locali artigianali da scoprire. Bello!

Sembra incredibile ma la necessita che abbiamo sentito di trovare un posto minimamente civile e, perchè no, anche turistico ci fa capire che il nostro viaggiare in bicicletta per quanto sfiancante ed improbabile ci permette realmente di entrare in una realtá e ci catapulti in situazioni reali che gli itinerari ‘standard’ non prendono minimamente in considerazione. Siamo stati sorpassati spesso da bus che lasciano turisti nei villaggi più grandi, viaggiatori zaino in spalla. Ci domandiamo: ma avranno sentito l’odore di qugli strani fiori gialli lungo la strada? Avranno visto la capanna della vecchia ‘Noan’ ? Avranno assaggiato i beans noodles della palafitta al km 97?

E noi, avremmo avuto il tempo di scoprire tutto oppure il bisogno di ripartire per la tappa successiva ci avrá fatto perdere qualcosa di qualche cittá?

è strano il ‘viaggiare’, cosa cerchiamo, cosa viviamo, cosa ci portiamo dietro dopo un viaggio e cosa lasciamo.

sì ieri tra le tante salite ci siamo cimentati in pensieri del genere ed abbiamo realizzato che non lasceremo sfuggire nessun metro, nessun odore, nessun punto panoramico che ci si presenterá davanti per portare via il più possibile di questi paesi ma dipende da noi o dal tipo di viaggio?

Un pò così tra discorsi che magari sembrano banali ma ci danno spunto per riflessioni piu profonde del solito, tra le cicale di Luang Prabang, tra un dolore al quadricipite ed una birra fresca in mano vi auguriamo un Buon Anno nuovo.

Con la speranza che porti a tutti felicitá, tanto amore e tanti viaggi alla scoperta del mondo, consigliamo in bicicletta😊

Vi stringiamo immaginariamente in un grande abbraccio.

Claudia e Filippo

 

 

Un pensiero su “Luang Prabang…da miraggio a realtá! Muang Hiam-Muang Mueuy 78 km/ Muang Mueuy -Pak Seng 76 km / Pak Seng -Luang Prabang 82 km

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...