Cat Ba – Ninh Binh 115 km

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Con molta, molta, moltissima fatica scrivo perchè ci sono troppe cose da raccontare.

Cominciamo con ieri, eravamo a Cat Ba, isola meravigliosa che, anche se con brutto tempo, meritava di essere vista in tutte le sue sfaccettature. Ci siamo alzati presto per imbarcarci verso le famose rocce calcaree nella Baia di Ha Long, la baia di Lan Ha, Monkey Island, per girellare tra le cave calcaree con il Kayak ed infine visitare uno dei tipici villaggi di pescatori galleggianti, la così detta giornata di riposo.

Se solo ci fosse stato uno spiraglio di sole, ci saremmo buttati in quelle acque calde e turchesi che avvolgevano rocce incredibili, mai visto un mare così sgargiante. L’atmosfera era assurda, sembrava di essere in quei film di pirati, quando avvistano terra dopo mesi di sconforto ed avvicinandosi piano piano si trovano immersi in spettacolari faraglioni e rocce scoscese, un silenzio mistico in cui si percepiscono fruscii lontani alternati allo sciacquettio dell’acqua che si scontra con la barca, ecco se per solo un secondo vi siete immaginati la scena..Halong Bay è così!

Tra i faraglioni, o meglio tra le montagne rocciose a picco sul mare, ci siamo addentrati nella zona in cui vivono alcuni pescatori, surreale, bidoni di plastica su cui si snodano assi di legno pericolanti che delimitano pozze di allevamento ittico o zattere su cui si ergono instabili casette di legno. Famiglie che galleggiano perennemente e si guadagnano da vivere pescando, bambini che vanno a scuola remando anche un’ora (con vento a favore), cani che fanno da guardia alle case ed agli allevamenti correndo sul filo di assi di legno, assurdo ma reale.

Ci siamo intrufolati in una di quelle casette e siamo stati accolti con il solito sorriso, il padre stava accomodando una rete e la moglie lo guardava con la compagnia delle figlie dondolanti (come se il galleggiamento non bastasse) sull’amaca con quell’aspetto fiero e tranquillo che li distingue, con i loro capelli neri lunghi e lisci come seta.

 

Una terrazza con amaca, un letto con zanzariera, cucina a vista esterna, bagno e il gioco é fatto. Incredibile quanto assurdo.

Affascinati da uno stile di vita troppo lontano dal nostro per essere “possibile” siamo rientrati presto, una doccia calda e a letto, pronti per un’altra tappona. Si anche per questa volta abbiamo scelto di unire due tappe: “per goderci un luogo che forse ci regalerá qualche escursione interessante”….questo è il pensiero di fondo ben diverso dal pensiero ricorrente a partire dal 80esimo chilometro fino al 115esimo, quando i polpacci chiedono venia, la fame buca lo stomaco e la strada sembra allungarsi inspiegabilmente, pensiero, quest’ultimo, che è meglio omettere e che comunque passa non appena fermate le bici a destinazione oppure davanti a qualche cosa di nuovo ed inaspettato.

I primi 60 km non sono stati troppo brillanti, la pianura ci é giá venuta a noia e lo smog della cittá ci ha stancato, abbiamo spinto le nostre bici ad una media di 20 km/h. Il primo stop è stato forzato, un gruppo di euforici personaggi ci ha fisicamente placcato lungo la strada invitandoci a partecipare ad un matrimonio 😄 potevamo rifiutare??

Abbiamo scoperto che la domenica è giornata di matrimoni, ogni pochi chilometri un baldacchino pieno di fiocchi, nastri, coriandoli e musica, fantastici, funziona cosí: gli sposi stanno seduti di spalle al complesso musicale, che si occupa dell’intrattenimento (chiaramente con karaoke, sport nazionale), immobili, silenziosi con sorriso stampato, gli ospiti seduti di fronte, uomini per primi e donne con bambini per seconde (separati), curiosi che sbirciano e cameriere che servono the verde in tazzine mignon.

Dopo le dediche canore agli sposi gli amici della moglie e del marito si dividono, ognuno mangia a casa propria, restano soltanto i familiari. Noi eravamo gli ospiti del fratello dello sposo che ci ha presentato a tutti come ospiti speciali e ci siamo divertiti a stare al suo gioco. Ci siamo ritrovati a fare foto con invitati, a stringere mani a destra e manca, bere the verde e fare le congratulazioni agli sposi, ce ne siamo andati quando ci hanno chiesto di dedicare una canzone agli sposi. Io, in realtà, avrei cantato se solo il karaoke non fosse tutto in vietnamita ma probabilmente la situazione sarebbe degenerata ed avremmo dovuto piantare la tenda lì, non era il caso. Ci siamo divertiti, l’atmosfera era divertentissima, le persone davvero ospitali e simpatiche.

Dopo questo stop abbiamo sfangato qualche chilometro ridendo della situazione e tutti sorridenti ci siamo diretti a Nanh Binh dove sostare per il pranzo.

Un pò provati dalla velocitá tenuta fino a lì abbiamo aspettato lo stop pranzo come un miraggio, abbiamo pensato a quale zuppetta di noodles scegliere e quale verdurina cotta mettere nel riso, avvistato il ristorante, provati ed affamati ci siamo seduti. Il locale emanava un odore strano, molto strano ma era pieno di gente e ci siamo posizionati trionfanti nel primo tavolo libero. Accanto a noi un gruppo chiassoso mangiava di gusto da dei vassoi ricchi di carne e verdure.

Aaaaaaaaaaaaa bene! Perfetto! Le prime parole di Filippo sono state: mi ci va proprio la carne! Basta noodles!

Ma il sogno è caduto miseramente quando alla domanda : che carne state mangiando?

La risposta é stata: Miao Miao

Il dramma. L’incubo. In un secondo abbiamo visto la faccia della nostra tenera gattina Nina ovunque nei piatti di quei chiassosi ragazzotti fieri di magnare CARNE DI GATTO.

Abbiamo chiesto piu volte conferma alla fine siamo scappati per poi accorgerci che ovunque c’erano cartelli con foto di gatti e cani da allevamento, se così sono definibili le gabbie da polli in cui vengono tenuti, piatto tipico di zona.

Senza fare moralismi inutili, non ce l’abbiamo fatta, loro hanno le loro ragioni, sono animali come il pollo, la vacca, il tenero coniglietto etc etc ma con una Nina che appariva in ogni piatto è dura far finta che sia la stessa cosa e quindi abbiamo rinunciato.

Il problema è che così come gatto e cane, ci sono tanti altri animali che per noi sono intoccabili e per loro sono semplicemente cibo. Lo abbiamo scoperto per strada quando simpatiche donne con i teneri cappellini vietnamiti ci hanno offerto dei cari, simpatici, teneri topi campagnoli.

Perchè non farci un buon topo in umido oppure arrosto?

Quando ci siamo fermati increduli un signore, fiero della qualitá trovata, ci ha detto che ne avrebbe regalato 1 kg ad un amico in visita da Hanoi, mi sono immaginata io con Filippo che ci presentiamo a casa dei nostri genitori o amici per le feste di Natale con un bel vassoio di topi! Bello! Originale! Pare sia una qualitá di campagna da non confondere con quelli di cittá no norono no no amici non confondete il sacro con il profano questi son di gran lunga topi di qualitá.

Riusciremo non parlando vietnamita a scansare gatti, cani e topi?

Noi intanto, per cena, abbiamo optato per una coscia di pollo ben distinguibile e riconoscibile ma per tanti motivi, tra cui la stanchezza, lo stomaco si è chiuso e quindi vi salutiamo da un sacco a pelo che ci sembra il paradiso terrestre con gli occhi pesanti e la voglia di svegliarci presto per goderci un caffe con pane e marmellata prima di andare alla scoperta della provincia di Ninh Binh..probabilmente sogneremo i panettoni con cui vi state abbuffando!

Notte amici

Claudia e Filippo

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